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I medici bocciano la gestione della sanità pubblica valdostana. Uno studio evidenzia "sprechi e malversazioni" con pazienti costretti a rivolgersi a strutture private

comunicato stampa
Il tabellone delle specialità all'ospedale 'Parini' di Aosta

Check-up preoccupante per la sanità in Valle d'Aosta, con una forte preoccupazione per i passi indietro di quella che era un'eccellenza; esiste tuttavia una "ricetta" per fronteggiare la crisi e imboccare un sentiero virtuoso. E' quanto emerge da una ricerca realizzata, tra febbraio e marzo, da "AstraRicerche" per "Cida Confederazione italiana dirigenti ed alte professionalità", che rappresenta unitariamente a livello istituzionale dirigenti, quadri e alte professionalità del pubblico e del privato, che ha visto la partecipazione di cento soggetti della sanità della Valle d'Aosta che hanno compilato un questionario on line relativo alle principali dinamiche nella regione.

Calo di personale, gestione non valida e budget limitato. Nel dettaglio, l'ospedale "Umberto Parini", centro del sistema sanitario della Regione ed oggetto dell'indagine statistica, è visto in difficoltà: più dell'ottanta per cento percepisce un calo della qualità dei servizi ospedalieri, con il rischio che perda la sua storica eccellenza (79 per cento). I motivi elencati dagli intervistati sono vari: carenza di personale medico (78 per cento) ed infermieristico/parainfermieristico (72 per cento), ma anche una gestione non valida (74 per cento) con il 38 per cento che sottolinea la presenza di limiti gestionali, anche a prescindere dal limitato budget a disposizione.
Meno gravi, ma comunque non positivi, gli aspetti strutturali (criticati da una parte del campione compresa tra il quaranta per cento ed il 47 per cento): parcheggio, vie di comunicazione, spazi a disposizione, dimensione e impianti delle camere di degenza e delle sale di attesa. Livello di critica paragonabile anche per gli aspetti tecnologici, sia quelli relativi alla pratica medica (43 per cento) che quelli di dialogo con il pubblico, di gestione dei pazienti).

Lunghe attese per i cittadini che scelgono strutture private. Analizzando più in profondità la ricerca, appare che i problemi vanno ben al di là dell'ospedale: il Sistema sanitario regionale è in forte difficoltà per i tempi di attesa lunghi, per la scarsità sul territorio di medici ed infermieri, non coprendo le necessità di varie aree della regione, per la loro demotivazione, per la scarsa integrazione tra ospedale e servizi periferici. Sono tutte critiche sostenute da una parte amplissima del campione (tra il 73 per cento e l'83 per cento). La conseguenza pratica è che i cittadini sono costretti a sopportare lunghe attese (ottanta per cento), usare servizi privati (ottanta per cento) o quelli pubblici ma di altre regioni (69 per cento).

Forti dubbi sull'utilizzo del budget, tra sprechi e malversazioni. Le soluzioni con cui il campione concorda, spesso in modo quasi unanime, sono chiare: stabilità dei vertici (assessore, direttore dell'Azienda Usl) ma soprattutto una forte visione manageriale di medio-lungo periodo, anche per superare i forti dubbi sull'utilizzo non corretto del budget a disposizione, tra sprechi e malversazioni, 84 per cento. Più della metà concorda con l'idea di collaborare con altri sistemi sanitari regionali, con il modello di medici di altre regioni che raggiungono il territorio valdostano per consulenze mirate o con la telemedicina, l'aumento del numero delle risorse umane è necessario per l'81 per cento, da ottenere cercando di limitare l'esodo verso altre regioni o verso il privato (72 per cento) ma anche favorendo nuovi ingressi eliminando il vincolo linguistico, pubblicizzando meglio i concorsi, troppo spesso deserti o con partecipazione in sotto numero, e dando incentivi economici a medici e infermieri, ognuna di queste tre idee è sostenuta dall'81 per cento dei rispondenti.

«Fotografia impietosa, ma che serve per ristabilire un rapporto equilibrato». «La ricerca commissionata da "Cida" e realizzata da "AstraRicerche" - afferma Mario Mantovani, presidente della confederazione dei dirigenti pubblici e privati - testimonia la difficoltà della sanità valdostana, comune ad altre regioni, di dare risposte adeguate alla domanda di cure e servizi di complessità crescente. La fotografia può sembrare impietosa, ma si rivela uno strumento utile per evidenziare le maggiori criticità ed individuare gli interventi più idonei a ristabilire un rapporto equilibrato fra domanda ed offerta di sanità pubblica. Uno degli aspetti emersi dall'analisi, sul quale "Cida" e le sue categorie rappresentate è pronta ad agire da subito, riguarda la necessità di maggiori competenze manageriali nella gestione delle risorse umane ed economiche. Un'esigenza condivisa da circa il novanta per cento degli intervistati».

«Questionario a cui hanno risposto solo in cento su quattrocento». «Occorre innanzitutto precisare che si tratta esclusivamente della percezione della qualità da parte dei dirigenti affiliati ai sindacati collegati all'associazione a cui è stato somministrato il questionario ed a cui hanno risposto cento su quattrocento - ha risposto, con una nota, nel pomeriggio di venerdì 24 maggio, Angelo Pescarmona, commissario dell'Azienda Usl della Valle d'Aosta - questionario che è posto in negativo ed induce l'intervistato a risposte pessimistiche. Spesso, il percepito è palesemente confutato dai dati reali e posso affermare con forza che la aanità valdostana è tutt'altro che "malata". L'indice di salute riportato dall'autorevole studio pubblicato sull'inserto salute del "Sole - 24 Ore" del 20 maggio scorso pone la nostra regione al 55esimo posto su 107. La classifica finale è il risultato della media dei punteggi ottenuti da diversi indicatori che incarnano tre aspetti fondamentali della salute, performance demografiche registrate negli ultimi anni, ad esempio la Valle d'Aosta presenta un significativo aumento della speranza di vita, che ci colloca all'ottavo posto su 107 province, con un incremento di 3,6 anni nel periodo dal 2002 al 2017, fenomeni socio-sanitari, come la mortalità per tumore e infarto e il consumo dei farmaci, livello di accesso ai servizi sanitari, emigrazione ospedaliera, disponibilità di posti letto e di medici».

«L'ottanta per cento dei valdostani si è detto soddisfatto dei servizi sanitari». «E' doveroso analizzare quanto riportato dall'elaborazione delle risposte del questionario "Cida" prendendo in considerazione due punti di vista - continua il commissario dell'Usl valdostana - da una parte le percezioni espresse a seguito della lettura delle risposte del questionario e, dall'altra, la realtà fattuale derivante dalla lettura dei dati. A titolo di esempio, dal questionario emerge la difficoltà alla sostituzione del "turn-over" per effetto della "quota 100" dei dirigenti, ma in realtà nessun dirigente ha presentato domanda di pensionamento. Dal questionario viene percepito il peggioramento della qualità dei servizi erogati, di fatto le numerose indagini di "customer satisfaction", condotte nel tempo, riferiscono un elevato gradiente di soddisfazione da parte dei cittadini/utenti. Nell'indagine 2018 viene espresso il voto di massimo gradimento da quasi l'ottanta per cento dei 237 degenti intervistati. La percezione della carenza di medici nella nostra Regione e in forza all'Usl valdostana viene decisamente confutata dalla effettiva presenza del numero di medici per mille abitanti, superiore a qualsiasi altra regione d'Italia, seconda, solo, alla Sardegna, come autorevolmente riportato nello "Speciale risorse umane - Rapporto sanità 2019", da "Nebo ricerche PA", riferito al personale dipendente delle aziende sanitarie pubbliche».

«La nostra sanità è attrattiva per un elevato numero di residente fuori regione». «A dispetto della "scarsa motivazione del personale" - rimarca ancora Angelo Pescarmona - in Valle d'Aosta si segnala una minore assenza per malattia rispetto a tutte le altre regioni e si evincono altri dati interessanti, come il fatto che il personale dell'Usl della Valle d'Aosta è tra i più giovani in Italia per età media. Da segnalare anche la motivazione del personale stesso, che in Valle d'Aosta fa segnare una minore fruizione del permesso per malattia rispetto a tutte le altre regioni. Il percepito secondo cui i cittadini sono costretti a utilizzare servizi di altre regioni deve fare i conti con la realtà dei fatti: il saldo di mobilità passiva, ovvero il numero dei pazienti che si curano fuori Valle, si è ridotto in maniera importante nel corso degli ultimi anni. Il dato certificato riferito al 2017 rappresenta circa tre milioni di euro su trecento milioni di bilanci della sanità pubblica, fino a pochi anni fa era circa dieci milioni. E' in crescita la mobilità attiva dal momento che la nostra sanità è attrattiva per un elevato numero di residenti fuori regione, grazie ad alcune specialità, tra cui l'urologia, la chirurgia toracica, la chirurgia vascolare, il dipartimento diagnostica per immagini, la procreazione medicalmente assistita. Per quanto riguarda le liste di attesa, oltre il novanta per cento delle prestazioni specialistiche ambulatoriali sono al di sotto della soglia dei trenta e sessanta giorni, a seconda che si tratti di prima visita o primo esame».

«Il percepito è divergente dalla realtà, ma prendiamo in conderazione il malessere espresso». «Pur essendo il percepito degli intervistati a volte assolutamente divergente dai dati desumibili dalla realtà - prende però atto il commissario dell'Azienda Usl della Valle d'Aosta - occorre a mio avviso prendere comunque in considerazione il malessere espresso, per costruire un nuovo modello sanitario, peraltro già avviato dall'Azienda. Allo stesso tempo, non possiamo non chiarire che i dati reali ci raccontano una situazione completamente diversa: aumento delle aspettative di vita più significativo della media nazionale, attaccamento al lavoro, miglioramento del saldo di mobilità. Faccio inoltre presente che negli ultimi anni vi è stata una significativa riduzione del "Fondo sanitario regionale", pur rimanendo la quota capitaria superiore alla media nazionale, peraltro giustificata dai costi superiori legati alla situazione orografica. L'attuale Giunta regionale, dopo anni di riduzioni, è riuscita ad incrementare le risorse sia per la gestione ordinaria sia per gli investimenti. In particolare per quanto riguarda questi ultimi nel corso del mese di aprile il Consiglio regionale ha ripristinato sei milioni di euro di risorse cancellate nell'anno precedente ed è di questi giorni l'assegnazione di circa otto milioni di euro di risorse, sempre per investimenti».

«Sia la Direzione aziendale che i dirigenti gestiscono le risorse finanziarie in maniera attenta, oculata e rispettosa delle normative e delle procedure. Respingiamo quindi, con forza, i termini offensivi di "sprechi e malversazioni" - concluede Pescarmona - il sistema ha tenuto ed il mantenimento dei livelli quali-quantitativi dei servizi offerti ai cittadini è in gran parte da ricondurre all'impegno profuso da tutti i professionisti della sanità che è andato anche oltre al dovere istituzionale».

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